La crisi in Medio Oriente si sta abbattendo con forza sul trasporto aereo globale, risultando nella grande più interruzione mondiale del trasporto aereo: 19mila voli ritardati, oltre 2.600 cancellati. Una persona è inoltre morta e sette sono rimaste ferite nell’aeroporto di Abu Dhabi, in un contesto di massima allerta che ha portato alla chiusura di gran parte dello spazio aereo della regione. Ci sono stati anche quattro feriti al Dubai International Airport, uno degli hub più trafficati al mondo per i collegamenti tra Europa, Asia e Oceania.
Attualmente risultano chiusi gli spazi aerei di Iran, Israele, Iraq, Qatar, Bahrain, Kuwait, Siria ed Emirati Arabi Uniti; in Arabia Saudita è in vigore una chiusura parziale. Giordania e Libano restano formalmente aperti, ma con attività di volo limitata. Il risultato è un effetto domino sulle rotte intercontinentali: le mappe di tracciamento mostrano collegamenti tra Europa e Asia deviati lungo corridoi alternativi via Arabia Saudita o Caucaso. Gli scali del Golfo – tradizionale snodo dei flussi tra Occidente e Oriente – operano a regime ridotto o sono temporaneamente isolati.
Emirates ed Etihad hanno cancellato rispettivamente il 38% e il 30% dei voli. Qatar Airways ha sospeso tutti i voli da Doha e cancellato il 41% dei voli totali. La paralisi coinvolge così tre vettori cardine del modello “hub and spoke” del Golfo, con ricadute immediate su connessioni di lungo raggio verso Europa, Asia e Africa.












