Caro direttore, il Gazzettino quotidiano del Nord-Est (e di Venezia!) avrebbe dovuto portare avanti la battaglia contro l'imposizione dall'esterno di Venezi alla Fenice invece di non esporsi per paura di dispiacere chi comanda la città e la Nazione! A che pro, tanto eccesso di zelo, tanto realismo più del re, in una questione così "local" e culturale (nel senso che riguarda un'istituzione culturale veneziana come la Fenice)?

Michele Salin

La risposta del direttore del Gazzettino Roberto Papetti

Caro lettore, se la nostra preoccupazione fosse, come dice lei, quella di non dispiacere a chi comanda la Nazione o la città, non avremmo, per esempio, sostenuto la battaglia di Pietrangelo Buttafuoco per la difesa dell'autonomia della Biennale. Ma forse lei di questo non se n'è accorto. Invece, poiché non ci siamo accodati ai cori "local" anti-Venezi a prescindere, ritiene di doverci etichettare. Non mi sorprende: il dibattito sui casi Fenice e Biennale è stato segnato da tanti provincialismi, dal prevalere degli interessi particolari e delle partigianerie. Ma soprattutto è emersa la scarsa consapevolezza del ruolo, assai poco "local" per fortuna, di Venezia.

Perché se c'è un aspetto positivo in ciò che è accaduto in questi mesi e che sta accadendo, è la conferma della centralità di questa città nella politica culturale non solo italiana ma internazionale. Anzi Biennale e Fenice hanno certificato che se in Italia esiste una capitale della Cultura, capace di parlare al mondo e anche di attrarne l'attenzione, questa è proprio Venezia. Non lo raccontano solo la sua storia (ricordo per esempio che l'editoria libraria è nata qua per opera di Aldo Manunzio) o l'imparagonabile densità di capolavori di ogni arte in uno spazio così limitato come il centro storico lagunare. Lo conferma anche e soprattutto il suo presente.