Cari musicisti, cari lavoratori della Fenice,
non ho scritto il mio editoriale per raccogliere applausi né per ottenere consensi. Li lascio volentieri ad altri. Non cerco e non rincorro neppure le polemiche. Ho fornito una chiave di lettura, ovviamente opinabile, ad una vicenda che sta a cuore a voi come a tutta la città di Venezia e non solo. Nel farlo, vorrei solo farvi notare, ho riconosciuto in modo molto chiaro gli errori di metodo che, secondo me, sono stati commessi nella nomina di Beatrice Venezi e, ho spiegato le ragioni dei musicisti. Ma se averlo fatto significa, come leggo nella lettera del segretario della Fials, comunque «aver preso le difese di una parte sola», ossia quella della Fondazione del Teatro, allora penso che non ci sia proprio altro da aggiungere. Sono assolutamente convinto che la maggior di parte dei musicisti stia lottando convinto di dover difendere una dignità professionale che ritiene violata. Ma continuo a credere, e questo scambio di lettere me lo conferma, che qualcuno coltivi anche altri obiettivi. E persegua lo scontro, non la soluzione dei problemi. Penso anche che questo sia l'ostacolo maggiore ad ogni tentativo di uscire dalla crisi. Avete ragione: ripartiamo da zero. Ma anche da zero pregiudizi e da zero veti. E senza interferenze.








