“Un seminarista è coinvolto nella scomparsa di Emanuela Orlandi”: a seguire questa pista stavolta è una giornalista del settimanale Giallo, in un servizio sul mistero della cittadina vaticana, scomparsa nel 1983.

Il documento inedito

Questo nuovo scenario sul caso Orlandi emergerebbe da un “documento segreto nascosto da mani che per anni hanno voluto proteggere il contenuto di questi fogli” (fonte: Giallo). La giornalista Angela Corica pubblica il documento in questione: si tratta di un rapporto dei Carabinieri, indirizzato alla procura di Roma e datato 18 luglio 1983. In base a quanto si legge nell’inchiesta, nel rapporto (pubblicato su Giallo solo in parte) sarebbe scritto: “Il 15 luglio, due giornalisti americani della Abc si presentavano in questi uffici e riferivano che, nel corso delle interviste giornalistiche fatte in merito al caso Orlandi, erano venuti a conoscenza del fatto che un seminarista che dava lezioni di catechesi a Emanuela, di nazionalità inglese, il giorno in cui è stato trovato il messaggio dei presunti rapitori nella cappella della chiesa in zona Fiumicino, si trovava in aeroporto”.

Il messaggio lasciato a Fiumicino

A cosa si riferisce il rapporto dell’Arma? Torniamo indietro di 43 anni: il 10 luglio del 1983, ovvero nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela, il suo presunto rapitore poi ribattezzato l’amerikano telefona alla redazione di Paese Sera e invita il giornalista Sandro Mazzieroli a recarsi nella cappella dell’aeroporto di Fiumicino dove troverà un messaggio della ragazza. Il cronista si precipita sul posto dove trova un messaggio della Orlandi per i genitori che recita: “Per Ercole e Maria Orlandi. Cari mamma e papà, non state in pensiero per me, io sto bene”. Insieme al messaggio viene ritrovata, a mo’ di prova dell’autenticità del messaggio, una fotocopia del retro della tessera di iscrizione della scuola di musica di Emanuela. Sopra ci sono i timbri di iscrizione della scuola, relativi agli ultimi tre anni. Secondo quanto riportato da Giallo, il seminarista in questione, operativo nell’oratorio frequentato da Emanuela Orlandi, “era a Fiumicino quando venne lasciato il bilgietto dai rapitori”, stando a quanto sarebbe scritto in questa informativa dell’epoca.