di Fabrizio Peronaci

Il 22 giugno 1983, Emanuela Orlandi, 15 anni, scompare nel nulla a Roma. Sono seguiti decenni di indagini, confessioni, depistaggi che hanno coinvolto vari servizi segreti, alti prelati e criminali d’ogni genere. Ora anche una Commissione parlamentare di inchiesta. Un labirinto quasi inestricabile. Ma la soluzione non è mai stata così vicina. Vi spieghiamo perché

La sequestrata più ricercata del pianeta uscì di casa attorno alle 16 diretta alla scuola di musica, in piazza Sant’Apollinare. Emanuela Orlandi indossava una camicia bianca e jeans con bretelle. Sulle spalle, uno zainetto di cuoio da cui spuntava un flauto marca Rampone & Cazzani. I bus erano verdi, i taxi gialli. Fotogrammi di un’altra epoca. Ogni suo passo nella Roma torrida di quel 22 giugno 1983 fu un andare verso l’ignoto che di lì a poco l’avrebbe inghiottita. Quella stessa mattina il Corriere aveva titolato in prima pagina: “Walesa incontra il Papa”. I cronisti di giudiziaria da mesi si erano buttati a capofitto sul crack del Banco Ambrosiano. E nel braccio G6 di Rebibbia il turco Ali Agca, condannato all’ergastolo per l’attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981, metteva in scena i suoi finti deliri: “Io sono Gesù Cristo, vi annuncio la fine del mondo…”.