Il 'rent to buy' e il 'cohousing' in ambito immobiliare sono "istituti di cui il Notariato si occupa da oltre dieci anni, e per la cui diffusione ai fini di un maggiore e migliore utilizzo", dunque il Consiglio nazionale della categoria professionale "è pronto a fornire un contributo, affinché abbiano uno sviluppo concreto e divengano effettivamente accessibili ai cittadini".

Lo si legge in una nota degli stessi notai, a seguito dell'approvazione del Piano casa in Consiglio dei ministri, spiegando che il 'rent to buy' "consiste in un contratto di affitto della casa a canone periodico in vista del successivo acquisto, un meccanismo che avrebbe dovuto facilitare l'accesso alla proprietà a coloro che non disponevano di liquidità o che non avevano possibilità immediata di ricorrere al credito bancario ma, per decollare e avere successo tra i cittadini, oggi richiede la revisione di alcuni meccanismi di funzionamento", fra cui "la disciplina fiscale, attualmente complessa e penalizzante".

Quanto, invece, al 'cohousing', per il Notariato, che aveva cercato di dare una risposta a queste esigenze con uno studio del 2024, scrive che "può offrire numerosi vantaggi, quali la riduzione del consumo del suolo attraverso l'utilizzo di un'unica casa da parte di famiglie mononucleari, un contributo significativo alla rigenerazione urbana mediante la riqualificazione ecosostenibile dell'esistente patrimonio immobiliare, una notevole diminuzione dei costi di vita, maggiore sicurezza, miglior assistenza e un incremento dell'interazione sociale, benefici che si traducono in un impatto positivo sulla qualità della vita degli anziani, contribuendo contestualmente alla creazione di una società più coesa e solidale".