La propaganda della sinistra e della Cgil sulla soglia retributiva è una formidabile bandiera politica ma una pessima soluzione pratica di Sandro Iacomettigiovedì 30 aprile 20263' di letturaDal punto di vista terminologico la battaglia è già vinta. Contrapporre al salario “minimo” quello “giusto” ti dà subito l’idea che il secondo sia meglio del primo. Ma quello che conta negli stipendi sono i numeri e non le parole, quindi disinteressiamoci delle definizioni e andiamo al sodo.La propaganda della sinistra e della Cgil, che insiste nel fissare una soglia retributiva al di sotto del quale nessun contratto può scendere è una formidabile bandiera politica, ma una pessima soluzione pratica. Come ha spiegato la leader della Cisl, Daniele Fumarola, «immaginare di fissare una soglia minima per legge è assolutamente sbagliato, perché il rischio più grosso che si coglie è schiacciare verso il basso la contrattazione buona che copre più del 95% dei lavoratori del nostro Paese.Con il salario minimo, inoltre, si potrebbero incentivare alcune imprese ad andare al risparmio». Il ragionamento è chiaro, per salvare quella parte di lavoratori che ancora oggi percepiscono una paga base sotto i 9 euro lordi all’ora, si rischia da una parte di far saltare l’intero sistema della contrattazione collettiva, con tutte le tutele per i dipendenti che essa porta, dall’altra di aprire la strada ad un abbassamento generalizzato delle retribuzioni che si trovano al di sopra della soglia fissata. Ovvero una tragedia per un Paese dove il vero problema sono i salari medi troppo bassi e non quelli minimi.
Il "salario giusto" del centrodestra è più alto del "salario minimo" | Libero Quotidiano.it
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