SACILE (PORDENONE) - «Questa volta la favola non ha avuto il lieto fine». Commenta così, tra nostalgia e tristezza, la decisione di chiudere definitivamente l'attività il titolare della pizzeria ristorante "La favola". Angelo Brieda da qualche giorno ha iniziato a smantellare un locale che è stato per tanti anni punto di riferimento dei sacilesi e per certi versi, collocato a San Liberale, anche il primo posto pubblico che trovava chi entrasse in città dalla statale, lato Pordenone. Il mancato lieto fine è sostanzialmente legato alla certezza che "La favola" non sarà mai più ristorante o pizzeria. «La cosa più probabile è che l'acquisti un'impresa per buttarlo giù e farci l'ennesimo condominio». Non c'è comunque polemica nella sue parole, il tono è fatalistico.

Prima di chiamarsi "La favola" il locale era stato il "2B" «perché eravamo io e mio fratello». Prima ancora il "Bar Dino" che la memoria di molti ricollega al nome Pivetta «ma in realtà era la famiglia Pelus, lui rientrato dopo anni negli Stati Uniti» e a mitologiche partite di carte «A schei grosi». All'inizio, erano i tempi del Bella Venezia, del Sirenella «questo era l'unico altro ristorante di Sacile». Una struttura imponente, Brieda racconta: «Una capienza di circa 700 persone e poi l'avevo ristrutturato rendendolo molto all'avanguardia. Riscaldamento a pavimento, doppi serramenti, fui anche il primo a fare un cappotto esterno». Rispetto al predecessore, Angelo aveva rinunciato alle camere in affitto sopra il locale dove invece andò ad abitare lui con la moglie Edda e i tre figli oggi grandi.