Meno batteri, meno infezioni e meno antibiotici. Una riduzione vincente quando parliamo di infezioni urinarie, tra le più comuni in ambito ospedaliero, dove si stima che siano il 17% di quelle segnalate, resa possibile da uno speciale catetere. Il dispositivo in questione infatti è rivestito di una sostanza che impedisce la colonizzazione da parte dei batteri, riducendo così il rischio di infezioni. Dati alla mano, come ha appena dimostrato lo studio che ha messo a confronto questo speciale catetere con uno tradizionale. I dettagli sulla rivista Antibiotics.

Infezioni urinarie: potrebbero bastare sei ore (e non due giorni) per trovare il giusto antibiotico

01 Aprile 2026

Cateteri e rischio di infezioni

I cateteri resistenti ai batteri non sono un’assoluta novità. Da tempo infatti, da più parti, diversi team ed aziende sono al lavoro per cercare di rendere questi dispositivi medicali - come altri, propensi a diventare ricettacolo di batteri e così di potenziali infezioni, quanto più a lungo sono utilizzati, specialmente in pazienti più fragili - più sicuri. Alcuni ricercatori italiani, per esempio, recentemente hanno mostrato che agendo sulla forma delle superfici dei cateteri è possibile scoraggiare l’attecchimento dei batteri e la formazione dei biofilm. E la formazione dei biofilm - una sorta di pellicola batterica compatta e resistente - è uno dei principali fattori di rischio delle infezioni del tratto urinario associate a catetere vescicale (cosiddette Cauti), ricordano oggi gli autori del nuovo studio. Ma rivestendo i cateteri di speciali sostanze antivegetative se ne può scoraggiare la formazione. Ma quanto funzionano davvero nella pratica questi dispositivi? Le prove raccolte nelle clinica finora sono scarse e non chiare, scrivono gli esperti, che per colmare questa lacuna hanno allestito una sperimentazione clinica.