Il monitoraggio dei pazienti con tumore alla prostata di basso grado potrebbe essere a una svolta. Un team del Vanderbilt Health di Nashville (Usa) ha sviluppato un test delle urine non invasivo, chiamato MyProstateScore 2.0 - Active Surveillance (Mps2-As), che, stando ai dati pubblicati sul Journal of urology, è in grado di rilevare la progressione della malattia con un’accuratezza superiore agli attuali metodi, come l’esame del Psa (antigene prostatico specifico) e la risonanza magnetica multiparametrica, così da riservare la biopsia di controllo solo quando necessaria.
Un test delle urine per scoprire i tumori della prostata
28 Aprile 2025
Sorveglianza attiva e biopsie
Da linee guida, gli uomini a cui viene diagnosticato un tumore alla prostata a basso rischio non vengono sottoposti subito a chirurgia o radioterapia, ma seguono un protocollo chiamato sorveglianza attiva. Questo approccio ha lo scopo di evitare trattamenti aggressivi e i relativi effetti collaterali per neoplasie che hanno una probabilità bassa di causare danni extraprostatici. Tuttavia, per accertare che il cancro non progredisca, queste persone devono sottoporsi a controlli periodici con un calendario abbastanza serrato: dosaggio del Psa ogni 3-6 mesi, visita con palpazione della ghiandola almeno ogni 6 mesi, risonanze magnetiche e anche una nuova biopsia prostatica a 1, 4 e 7 anni dopo la diagnosi. La biopsia, in particolare, rimane un nervo scoperto dei protocolli, in quanto procedura invasiva che non solo arreca disagio e ansia ai pazienti, ma che può avere anche complicazioni mediche.






