Caro Direttore, noi giuliani, ed anche i friulani, dobbiamo essere grati alla Decima Mas, che con fortissime perdite, nell'altopiano di Ternova, bloccarono la conquista di Gorizia ed il dilagare nella slavia veneta come desiderato dal maresciallo Tito, ed attardarono la corsa per Trieste, più importante della conquista di tutta l'Istria. Se ci si informasse dei colloqui tra Borghese e il monarchico Zanardi, futuro direttore delle Generali di Venezia, allorché fu tentato un accordo tendente ad un'alleanza, fallita, anti Titina, si potrebbe vedere la Decima con occhio diverso. E Tito non si sarebbe accontentato solo del Friuli, ma il suo intendimento era anche annettere parte del Veneto fino al Piave. Ed è inutile che l'Anpi magnifici i demeriti e ignori i meriti. Possono ben nascondere la connivenza dei loro predecessori, gran parte, con la politica di Tito.

Dario Verdelli

Villorba (Tv)

Caro lettore, quando si parla di storia e soprattutto quando la si coniuga con la politica, bisognerebbe sfuggire da quella che qualcuno ha chiamato efficacemente la «distorsione della memoria». Un approccio che tende a piegare alla propria narrazione i fatti, enfatizzando quelli positivi e minimizzando, o relativizzando, quelli negativi e più controversi. Vale certamente per quei settori dell'Anpi (e non solo) che per decenni hanno negato o ignorato le foibe od hanno accusato di mistificazione un grande giornalista come Giampaolo Pansa che nei suoi libri (dal "Sangue dei vinti" in poi) ha ricostruito e rivelato le atrocità compiute dai partigiani comunisti anche dopo il 25 aprile 1945. Come se queste pagine, certamente scomode e terribili, non facessero parte, a tutti gli effetti, della storia della lotta di Liberazione, con tutti i suoi meriti ma anche le sue contraddizioni e le sue atrocità.