Nel dicembre del 2025 Massimo Siano, responsabile per il Sud Europa della società di investimenti 21shares (Zurigo, Londra e New York) specializzata in criptovalute, aveva previsto, in un colloquio con La Stampa, un “cryprowinter”, cioè diversi mesi di quotazioni deboli per il Bitcoin, e aveva ipotizzato una ripresa solo in un momento imprecisabile della primavera del 2026. Si è trattato di un giudizio particolarmente significativo, perché nell’esprimerlo Siano raffreddava (temporaneamente) l’entusiasmo per i suoi stessi prodotti finanziari. E si è rivelato anche un giudizio azzeccato, visto che il 24 febbraio 2026 il Bitcoin ha toccato un minimo (minimo del periodo, non assoluto) a 63.326 dollari, cioè circa metà del record (questo sì, assoluto) di 123.857 dollari fissato il 6 ottobre del 2025.
Da allora c’è stato un recupero, ma questo significa che il Bitcoin ha cominciato una solida ripresa? O si tratta solo di un’oscillazione all’insù temporanea? Massimo Siano risponde con prudenza: «Non ho la sfera di cristallo, e posso sbagliare – dice – ma ritengo che il cryptowinter sia finito», e argomenta non solo guardando ai grafici recenti, ma anche sottolineando alcuni elementi di fondo.






