MILANO. Il gelo sulle criptovalute torna a farsi sentire. Il Wall Street Journal parla apertamente di un nuovo «crypto-inverno» dopo che Bitcoin, la moneta digitale più scambiata al mondo, ha bruciato oltre il 30% del suo valore rispetto ai massimi toccati a inizio ottobre. Solo lunedì ha perso più del 6%, il peggior tonfo in un singolo giorno da marzo, precipitando a quota 85.468 dollari.

La svendita non riguarda soltanto Bitcoin: Ether e Solana seguono la stessa traiettoria, mentre titoli legati al settore soffrono in Borsa. Coinbase, il principale exchange statunitense, lascia sul terreno quasi il 5%, e anche i gruppi che accumulano token in bilancio – come BitMine e Forward Industries – cedono a doppia cifra.

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Secondo il WSJ, il crollo si inserisce in un più ampio riposizionamento degli investitori, che stanno riducendo l’esposizione ai titoli più rischiosi: startup tecnologiche non redditizie, SPAC speculative e meme stock. «Potremmo rivedere Bitcoin scendere fino a 60.000 dollari. Il peggio non è passato», avverte Patrick Horsman, chief investment officer di BNB Plus.

Non sarebbe la prima volta. Nelle precedenti “stagioni fredde”, Bitcoin ha perso fino all’80% prima di tornare a salire. Stavolta, però, il raffreddamento non sembra legato a scandali o collassi in stile Mt. Gox o FTX. Un’assenza che rassicura alcuni operatori, ma rende più difficile spiegare la brusca inversione.