Senza voler togliere nulla, per carità, caro direttore, al nostro Enrico Stinchelli per la sua difesa, direi, genetica di Beatrice Venezi licenziata dalla Fenice per averne criticato la gestione in un’intervista all’estero- genetica per ragioni culturali o addirittura antropologici - vorrei contribuire ad affogare la esultante sinistra nelle acque della laguna ispirandomi a Piero Sansonetti per quanto ha scritto sull’Unità. Si, proprio l’Unità fondata da Antonio Gramsci - sì, proprio da Antonio Gramsci - nel 1924 e a lungo giornale ufficiale del Pci, più volte scomparso dalle edicole e infine riportatovi dall’editore e avvocato campano Alfredo Romeo, per niente nostalgico del comunismo, reale e non reale, crollato col muro di Berlino nel 1989 ma non nel cuore, nella penna, nel cervello, direi anche nell’istinto culturale pure di tante toghe italiane risorte a nuova vita con la vittoria referendaria del no alla riforma costituzionale della magistratura.
Questa pseudo sinistra dell’antifascismo mobilitato anche contro il fascismo che non c’è, come quello attribuito alla direttrice d’orchestra Venezi, elettrice orgogliosa di destra, e perciò indegna anche moralmente di tenere in mano una bacchetta che non sia un fascio, ce l’ha fatta a infilzare la sventurata incorsa nell’infortunio, ripeto, di un’intervista critica sulla gestione del teatro veneziano. Il cui sovrintendente, sotto attacco da tempo per avervela portata, si è appeso come a un cappio per infilarvene la testa. Non sto a dire dei consensi da lui ottenuti anche a destra per carità umana.















