Prodezze, drammi e gioie di una vita giocata di corsa. Tre righe in copertina sintetizzano “Il difensore dei sogni”, autobiografia di Fabrizio Poletti scritta con il giornalista Adolfo Fantaccini. La storia del calciatore di Torino, Cagliari e Sampdoria negli anni Sessanta e Settanta, partito dai dilettanti e arrivato a vestire la maglia azzurra nella partita del secolo, Italia-Germania 4-3, si intreccia con quella umana di un ragazzo di 82 anni che non ha mai scelto compromessi e ha custodito con orgoglio la cultura contadina imparata da bambino a Bondello di Gaveno, nel ferrarese, dove papà Aires faceva il tassista e mamma Ermedes la gelataia: tre soli gusti, non erano tempi facili, ma un sapore unico, oggi ricordo dolce come quel rito di inzuppare i crostini di pane.

Negli anni granata aveva legato con Gigi Meroni ed era con lui anche la sera in cui un’auto impazzita li travolse, ferendo lievemente lui e uccidendo il campione artista, amico inseparabile e testimone di nozze: un ricordo vivissimo e una tragedia che lo ha segnato per sempre, tratteggiata con delicatezza e, ancor oggi, dolore, focale in una galleria di ricordi vivi, struggenti, bellissimi, tra trionfi e sciagure, figure semplici e preziose nella sua crescita – la tenerezza di nonna Luigia, i rudimenti tattici di Gable nel primo spogliatoio alla Gavellese, e personaggi leggendari come Nereo Rocco e Gigi Riva, una storia coinvolgente - “vera, senza filtri né giri di parole” -, abbracciata dalla prefazione di Piero Chiambretti e dalla postfazione di Mauro Berruto, illustrata da 37 fotografie – compreso il ritratto che gli fece Meroni – e dati statistici, arricchita dai pensieri di compagni di viaggio come Albertosi, Capello, De Sisti e Kristiane Udestradt, l’amore di Meroni.