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Ultimo aggiornamento: 11:55
Nicola Pietrangeli, uno dei tre più grandi tennisti italiani di sempre con Adriano Panatta e Jannik Sinner, ha sempre avuto un legame molto forte con il pallone. Un amore che, a detta sua, avrebbe potuto cambiare la sua storia e, con un bel po’ di ironia e di autostima, anche quella del calcio stesso.
Pietrangeli, tifoso della Lazio (che lo ha omaggiato con la frase: “Grazie Nicola, per tutto ciò che hai rappresentato e continui a rappresentare”), non ha mai nascosto di aver praticato il calcio in gioventù. La sua carriera prese una direzione diversa, ma l’arguzia non gli è mai mancata nel rievocare quel bivio. “Se a diciotto anni non avessi smesso per fare il tennista – dichiarò con una bonaria e divertita mancanza di umiltà – non si sarebbe sentito parlare di Gianni Rivera“. Questa passione lo portò, anche a carriera tennistica quasi conclusa, a frequentare nuovamente l’ambiente calcistico. Proprio nel 1970, anno cruciale per il tennis italiano che lo vide sconfitto in finale agli Assoluti dal giovanissimo Adriano Panatta, Pietrangeli si ritrovò a partecipare a un popolare torneo di calcetto a Roma, che attirava regolarmente un folto pubblico.












