“Altro che Platini, da bambino il mio idolo era Blaz Sliskovic”. Gigi Buffon ad altezza Figurine Panini. Al Salone di Torino 2025 va in scena la strana coppia: l’ex portierone di Juve, Parma e PSG intervistato da Paolo Nori, lo scrittore che si commuove leggendo Gogol, Turgenev e guardando le partite vintage con Dino Baggio e Faustino Asprilla. Infiltrati bianconeri uniti per Gigi. La sala Rossa del Salone è gremita di tifosi assetati di autografi. Le biografie vendono. Mancava quella di Buffon – Cadere, rialzarsi, cadere, rialzarsi (Mondadori) – scritta nientemeno che dal premio Strega, Mario Desiati (“ci siamo visti venti volte e gliel’ho dettata io”, battutona del portiere). Non che 47 anni sia un traguardo simbolico (morto che parla?). Eppure è un Buffon che vuole dire “solo verità”. Niente di scabroso. Niente di epocale.
Anche perché Nori è in fase adorazione sciolta. Come se vedesse materializzato Ivan Karamazov o direttamente “Zeus”. Addirittura l’aneddoto che eleva poeticamente il portierone azzurro è quello dell’uomo bianco tra gli africani tutti neri. Buffon invitato alla partita d’addio dal portiere camerunense N’Kono rischia di giocare con gli stivali (“non c’erano scarpe a sufficienza”) e poi si accorge che al pullmino con cui esce dallo stadio dopo la partita si è attaccato un ragazzino che dopo parecchi chilometri è ancora lì in bilico in mezzo alla polvere. “Rappresenta la speranza di salvezza, senza sapere dove va”, fraseggia Buffon modello ong del Mediterraneo. In prima fila c’è Ilaria D’Amico. Seconda moglie, click su click dallo smartphone per immortalare Gigi scrittore nell’ovale più prestigioso dell’editoria nazionale. “






