«Il fango sono stato io. Palermo perdonami». Fabrizio Miccoli, 81 gol con la maglia rosanero dal 2007 al 2013, chiede scusa per quella frase – “quel fango di Falcone” – pronunciata al telefono con il figlio del boss della Kalsa Antonino Lauricella e finita in un’intercettazione. Ieri pomeriggio l’ex bomber rosanero ha presentato il suo libro “Fabrizio Miccoli. Gloria e peccato di un campione” (di Lorenzo Avola e Carolina Orlandi, edizioni 66thand2nd). Non in un luogo qualsiasi: alla fondazione Falcone, nel museo del Presente che custodisce proprio la memoria del giudice ucciso dalla mafia il 23 maggio del ‘92. Con Miccoli, emozionatissimo, c’era anche Vincenzo Di Fresco, figlio di Maria Falcone e nipote di Giovanni.

Quanto conta, per lei, il perdono della famiglia Falcone?

«È il regalo più bello e non smetterò mai di dire grazie. In carcere non dormivo la notte, questo pensiero mi tormentava. Sono uscito di prigione il 31 ottobre, il 2 novembre ho incontrato Maria Falcone».

Cosa vi siete detti in quell’incontro?

«Ho chiesto scusa, lei mi ha capito, mi ha perdonato. E mi ha detto: “Non è a me che devi chiedere scusa, ma alla città”. Ora sono pronto ad un nuovo capitolo della mia vita».