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Ultimo aggiornamento: 20:14
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Martedì pomeriggio un portavoce della Commissione europea ha chiarito che “non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita” come ipotizzato nei giorni scorsi dal senatore della Lega Claudio Borghi e dal vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini dopo che Bruxelles ha chiarito come non ci siano le condizioni per attivare la clausola di salvaguardia. “Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri”, ha continuato il portavoce, e quelli sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo come l’Italia “devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione sul Documento di finanza pubblica alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato, è partito da qui, pur senza evocare direttamente la proposta di Borghi: parlando del nuovo Patto di stabilità, da lui stesso firmato nel 2024, ha detto che “resta da valutare se le nuove regole mostreranno un livello sufficiente di flessibilità anche nelle fasi “non ordinarie”, come quella attuale, e misurarne quindi l’adeguatezza alla prova dei fatti: la disciplina di bilancio non può (e non deve), quindi, essere disgiunta da una lettura complessiva e approfondita del contesto economico”.












