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La Commissione europea respinge ogni ipotesi di sospensione unilaterale. Nella maggioranza di governo emergono spinte diverse, ma Meloni e Giorgetti mantengono la linea del rigore. Il negoziato con l’Ue proseguirà perché i margini di bilancio sono sempre più stretti

La Commissione europea ribadisce con fermezza che sul Patto di Stabilità non sono ammesse scorciatoie nazionali. “Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. Le regole fiscali fanno parte del diritto dell’Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri”, ha chiarito un portavoce dell’esecutivo comunitario, sottolineando come per i Paesi sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo resti obbligatorio il rispetto del percorso correttivo definito dal Consiglio.

Bruxelles insiste sul fatto che il nuovo quadro fiscale resta il pilastro della stabilità economica europea: il Patto, viene spiegato, garantisce sostenibilità delle finanze pubbliche, competitività e prevedibilità per gli investimenti, pur consentendo agli Stati membri di intervenire a sostegno di famiglie e imprese vulnerabili, ma solo entro i limiti concordati sulla spesa netta.