L’Italia non può “strappare” sui conti pubblici scegliendo di uscire dal Patto di Stabilità. Lo ha chiarito un portavoce della Commissione parlando: “Non esiste alcuna possibilità per uno Stato membro di uscire unilateralmente dal Patto di stabilità e crescita. Le regole fiscali fanno parte del diritto dell'Unione europea e sono vincolanti per tutti gli Stati membri", ha detto.
"Secondo il braccio correttivo del Patto di stabilità e crescita, gli Stati membri sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo devono rispettare il percorso correttivo raccomandato dal Consiglio, definito in termini di crescita della spesa netta", ha ribadito.
Un anno e mezzo fa, infatti, il Governo aveva concordato con la Commissione un percorso che prevedeva di portare il deficit sotto il 3 per cento nel rapporto con il Pil alla fine del 2026. L’Italia non è riuscita nel tentativo di anticipare di un anno l’uscita dalla procedura. Ma quell’intesa rimane. E non si può uscire dal Patto di Stabilità (-approvato dall’esecutivo di Roma) a meno di non voler uscire del tutto dall’Ue come ha fatto la Gran Bretagna.
L’alternativa è chiedere la clausola nazionale di sospensione del Patto. Possibilità sempre consentita e che però rischierebbe di esporre il Paese a un giudizio molto negativo da parte dei mercati finanziari e nella valutazione dei tassi di interesse.













