Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
28 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 18:48
Il Quirinale chiede lumi al ministero della Giustizia, che scarica la responsabilità sulla Procura generale di Milano. Mentre i magistrati, a loro volta, fanno sapere di aver eseguito le direttive del governo. Ma chi ha sbagliato nel pasticcio della grazia concessa da Sergio Mattarella a Nicole Minetti, ex igienista dentale di Berlusconi e regina delle notti di Arcore, sulla base di presupposti poi rivelati falsi dalle inchieste del Fatto? Per farsi un’idea è utile descrivere tutti i passaggi finalizzati alla concessione della clemenza da parte del capo dello Stato, una procedura complessa che coinvolge diverse istituzioni.
Partiamo dalla domanda. In base all’articolo 681 del codice di procedura penale, a chiedere la grazia possono essere il condannato, un suo prossimo congiunto o convivente, il tutore, il curatore o l’avvocato (quest’ultimo è il caso di Minetti). Formalmente la richiesta è rivolta al presidente della Repubblica, ma viene indirizzata al ministro della Giustizia oppure al procuratore generale della Corte d’Appello del distretto in cui è stata pronunciata la sentenza di condanna (nel nostro caso, Milano). Se il condannato è detenuto, può essere presentata anche al magistrato di Sorveglianza.












