Aveva chiesto aiuto a papa Leone, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a chiunque potesse farla uscire dall’Egitto con la sua bambina. E invece per Nessy Guerra, bloccata da oltre due anni nel Paese africano e da vittima passata a imputata, la vita si sta complicando sempre di più.
Dopo la condanna in primo grado per adulterio, è arrivata la conferma in secondo grado. La pena è sempre la stessa, sei mesi. Anche se, spiega la sua legale Agata Armanetti, «i contorni della condanna non sono chiari». La partita, insomma, è ancora aperta.
A denunciarla è stato un uomo che in Italia è stato a sua volta condannato in via definitiva per stalking, maltrattamenti e violenza sessuale, l’ex compagno e padre di sua figlia Tamer Hamouda, italo-egiziano.
Ma per la 26enne il suo ex marito avrebbe comprato, di fatto, la testimonianza di un uomo che in udienza ha deposto contro la sanremese.
Nel frattempo è in piedi una causa sull’affidamento della minore, che il padre vuole con sé. L’uomo è già riuscito a ottenere il blocco dell’espatrio per la figlia, e la mamma non ha intenzione di lasciare l’Egitto senza di lei. La prossima udienza è fissata per il 21 aprile, ed è ovvio che il procedimento per adulterio (Nessy ovviamente presenterà ricorso contro la condanna a sei mesi) può avere un peso non indifferente sul destino della bimba.












