E quindi a Milano va tutto bene? Il traffico cittadino, fra Ztl nate come funghi, piazze tattiche piazzate lì come monumenti all’immobilità e piste ciclabili degne del miglior teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco, non è un problema. Come non lo è la sicurezza, nonostante la mala movida e le bande di maranza. Per non parlare dell’urbanistica, fra nuove e vecchie inchieste, con le Famiglie Sospese sempre più appese ad un destino che definire infame è dir poco. E che dire dello stadio di San Siro, e del suo destino, dopo l’entrata in campo della Procura? Ma che volete che sia mai, su... Figuriamoci il caro affitti e il costo della vita. Sì, a Milano va tutto bene...
Perché se da due mesi a questa parte (ed è una stima per difetto, la nostra) la politica milanese, in particolare quella riconducibile all’area del centrosinistra, quindi alla maggioranza che sostiene la giunta comunale guidata dal sindaco, Beppe Sala, discute se sia giusto o meno mantenere il gemellaggio con Tel Aviv (città con la quale il capoluogo lombardo ha anche rapporti commerciali significativi), di come si sta in piazza il 25 aprile, e chi può starci soprattutto, del sostegno ai palestinesi e del disagio nei confronti d’Israele, significa che la città è solo una quinta, un elemento laterale rispetto alla scena principale. Una comparsa, insomma. E un po’ come se palazzo Marino fosse diventato una depéndance di Gaza city e i problemi dei milanesi fossero stati tutti risolti, anzi dissolti. Solo che non è affatto così, nonostante centri sociali e pro -Pal siano convinti di essere i nuovi padroni del vapore. I dolori della città di Don Lisander sono tutti lì, in attesa di risposte e ricette capaci di curare il male.






