Non ne possiamo più. Dei cortei. Degli assalti ai monumenti. Delle vetrine vandalizzate. Dei vomitatori di odio. Delle strade paralizzate. Dei sabati in ostaggio. Dei pro-Pal che anche nel giorno in cui si celebra la pace in Medio Oriente - e i poveri ostaggi israeliani tornano a casa dopo 738 giorni di prigionia- scendono in piazza e fanno il loro circo costringendo la polizia all’ennesimo sforzo sovrumano per impedire lo scempio e l’assalto alla sede del comune. Milano ha bisogno di dire basta. E di andare avanti. Soprattutto di risolvere problemi che questa amministrazione ha messo da parte nella foga di partecipare allo scontro ideologico in corso e dire la sua su Trump, Gaza e le imprese della Flotilla.

Ieri è andata in scena l’ennesima giornata surreale. Piazza Scala ribattezzata piazza Gaza coperta di striscioni palestinesi e kefiah per chiedere lo stop al gemellaggio con Tel Aviv (perché vero che c’è la pace ma ci sono stati due anni di guerra e Netanyahu è brutto e cattivo). E il consiglio comunale che dibatteva e si divideva, prima sull’ordine del giorno contro Israele, e poi su un secondo ordine del giorno a firma piddina per chiedere il gemellaggio con Gaza. Il tutto mentre una manciata di manifestanti assaltavano la povera statua di Leonardo prima di provare a sfondare il nobile portone di Palazzo Marino e marciare compatti verso Buenos Aires al grido di battaglia “blocchiamo tutto”.