Dal piatto simbolo della cucina ligure a prodotto da scaffale: il pesto confezionato è uno degli “alleati” più diffusi nelle cucine italiane, scelto per velocità e praticità. Ma cosa c’è davvero dentro quei vasetti? A rispondere è Altroconsumo, che ha passato in rassegna 79 prodotti tra versioni classiche e varianti. Il risultato ribalta le aspettative: nessun pesto raggiunge la sufficienza, con appena tre marchi che si fermano a un giudizio di “accettabile” e tutti gli altri bocciati senza appello. A pesare sui giudizi finali sono soprattutto ingredienti e valori nutrizionali. Secondo l’analisi, il pesto disponibile nei supermercati italiani presenta quantità elevate di grassi saturi, dovute alla combinazione di olio extravergine d’oliva, formaggi e frutta secca (in particolare pinoli e anacardi). A questo si aggiungono sale e additivi, che contribuiscono a peggiorare ulteriormente il profilo complessivo del prodotto.

Un altro elemento critico riguarda il processo produttivo. Tutti i pesti analizzati condividono infatti un elevato grado di trasformazione industriale: una caratteristica che, per Altroconsumo, penalizza l’intera categoria. Non si tratta quindi solo di singoli marchi, ma di un modello produttivo che incide direttamente sulla qualità finale.