Evocato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, anche con una punta polemica nei confronti della «rigidità» delle regole di bilancio europee, «non escluso» dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo scostamento di bilancio torna a far discutere e ad animare il dibattito politico. Ma di cosa si tratta esattamente e quali eventuali rischi e conseguenze vi sarebbero qualora il Governo decidesse di farvi ricorso?
A cosa servirebbe?
Da quel che hanno lasciato intendere sia Meloni che Giorgetti, l’eventuale ricorso a uno scostamento di bilancio sarebbe motivato (in assenza di una decisione da parte di Bruxelles) per far fronte alle conseguenze dell’impennata del costo dell’energia per effetto del conflitto in Iran e della chiusura dello stretto di Hormuz. In sostanza, dati alla mano che evidenziano un deficit ormai accertato del 3,1% nel 2025 e un obiettivo del 2,9% per l’anno in corso, si tratterebbe di deviare momentaneamente dal percorso di rientro concordato con la Commissione europea. Tragitto che dovrebbe consentire nel 2027 di uscire dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo, obiettivo mancato già quest’anno per un solo decimale. Più deficit, in poche parole per finanziare le misure contro il caro energia, fermo restando che rimarrebbe comunque l’obbligo di contenere il tasso di crescita nominale della spesa netta (il parametro principale della nuova governance economica Ue) dell’1,6% nel 2026. Quindi paiono precluse fin d’ora “tentazioni” di sforamenti dei conti pubblici per finanziare misure “elettorali” in vista della prossima manovra, l’ultima della legislatura.





