Lo schema era stato illustrato in autunno. Una volta riportato il deficit entro il 3% e chiusa la procedura europea per disavanzo eccessivo, l'Italia avrebbe potuto richiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia sulle spese in difesa.
A questo punto, in tre anni, entro il 2028, avrebbe potuto mettere in campo risorse aggiuntive pari allo 0,5% del pil, circa 12 miliardi, in sicurezza e per rafforzare la propria capacità militare.
Il mancato traguardo per appena un decimale — il calo del deficit si è fermato al 3,1% — pone ora il nodo di come conciliare gli impegni con i partner internazionali sulla difesa con le necessità, dettate dal conflitto in Iran, di dover presumibilmente mettere mano al portafoglio per sostenere imprese e famiglie alle prese con il caro carburanti e con le conseguenze economiche del conflitto.
La deroga sulle spese per la difesa, ha spiegato ieri il ministero dell'Economia e delle Finanze, «meriterà urgentemente di essere approfondita a brevissimo con decisioni di natura politica». Ma allo stesso tempo, ha aggiunto il Mef, «merita altrettanta attenzione la situazione eccezionale dello shock di tipo energetico che la guerra in Medio Oriente sta generando a livello globale, europeo e italiano».










