Al fotofinish - e con un deficit Pil al 3,1 per cento nel 2025 - l'Italia resta in procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo. Su una conferma o un'uscita da questo meccanismo, la Commissione prenderà una decisione soltanto a giugno, ma l'esito sembra scontato dopo che ieri Eurostat ha certificato per Roma un disavanzo di un decimale in più rispetto a quanto prevedono i parametri europei. In realtà la percentuale precisa è 3,07, poi arrotondato al 3,1, ma l'istituto statistico del Vecchio Continente ha anche rilevato che l'Italia ha registrato nello stesso anno una dinamica del debito più alta del previsto, portando il dato al 137,1 per cento rispetto al prodotto interno lordo. Sette decimali in più rispetto al 136,4 per cento ipotizzato dalla Commissione europea nelle previsioni economiche di autunno dello scorso novembre.

In ogni caso, questo 0,1 per cento in più di deficit rischia di avere conseguenze sul tentativo di recuperare nella prossima manovra risorse per spingere la crescita e sulle pressioni - non soltanto italiane - di allentare il patto di stabilità. Non a caso, in maggioranza, molti parlano di «beffa», mentre Giorgia Meloni ha sottolineato sia il peso sui conti pubblici del Superbonus sia una certa rigidità da parte dell'Istat.