L’accesso ai benefici per i datori di lavoro previsti dal decreto 1 maggio spetta se il trattamento economico individuale corrisposto al lavoratore non è inferiore al trattamento economico complessivo (Tec) dei contratti leader. Quindi per godere degli incentivi - in primis la decontribuzione per le assunzioni di giovani under 35, di over 35 nella Zes Unica del Mezzogiorno e di donne “svantaggiate”-, occorre applicare trattamenti economici comprensivi di minimi tabellari, indennità e salario accessorio, analoghi a quelli dei Ccnl firmati dalle associazioni datoriali e dai sindacati comparativamente più rappresentativi.
Le condizioni per assicurare un salario giusto
La bozza del Dl portata in consiglio dei ministri per sostenere la diffusione del “salario giusto”, fa riferimento al Trattamento economico complessivo (Tec) definito dai Contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori «comparativamente più rappresentative sul piano nazionale» - i cosiddetti contratti leader - avuto riguardo al settore e alla categoria produttivi di riferimento, nonché all’attività principale o prevalente esercitata, alla dimensione e alla natura giuridica del datore di lavoro. Anche il Tec previsto dai Ccnl firmati da sindacati minori non può essere inferiore al Tec individuato dal Ccnl leader. Per i settori non coperti da contrattazione collettiva, il Tec non può essere inferiore a quello previsto dal Ccnl leader. Sulla piattaforma digitale SIISL, le posizioni di lavoro pubblicate devono recare l’indicazione del Ccnl applicato con il codice alfanumerico unico assegnato, la retribuzione ricollegata alla qualifica e al livello contrattuale, corrispondente alla mansione cui è adibito il lavoratore.















