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Una forza meno visibile ma difficile da neutralizzare, costruita per operare secondo logiche di guerra asimmetrica
Non sono più le grandi navi da guerra, in larga parte affondate durante la guerra, a rappresentare il principale strumento della Marina iraniana. Oggi il fulcro della strategia di Teheran è una rete di piccole imbarcazioni veloci, i cosiddetti "barchini" dei Pasdaran: una forza meno visibile ma difficile da neutralizzare, costruita per operare secondo logiche di guerra asimmetrica. Quella che gli analisti definiscono 'flotta delle zanzarè è composta da centinaia, forse migliaia, di mezzi leggeri e ad alta velocità, armati in modo proporzionato alle dimensioni. Il loro impiego rompe gli schemi della guerra navale tradizionale: niente confronto diretto con flotte superiori, ma incursioni rapide e coordinate, pensate per colpire o mettere sotto pressione il traffico marittimo internazionale. Le radici di questa strategia risalgono agli anni successivi alla guerra Iran-Iraq e agli scontri con la Marina statunitense nel Golfo. Da quelle esperienze è maturata a Teheran la convinzione di non poter competere sul piano convenzionale con Washington. Da qui la scelta di sviluppare una capacità alternativa, fondata su mobilità, sorpresa e attacchi mordi e fuggi.






