I Sumeri avevano Ninkasi, dea che ne proteggeva la produzione, il consumo e gli effetti. Nel codice di Hammurabi veniva condannato a morte chi non rispettava i criteri di fabbricazione e apriva un locale senza autorizzazione, mentre nell'antico Egitto la bevevano i neonati le cui madri non producevano latte. Insomma, la birra è buona e lo si sa da millenni. E d'altronde pure William Shakespeare diceva che «un boccale è un pasto da re». Ci sono alcune birre, però, che sanno essere ancora più buone, perché sono utili. Nella produzione artigianale in Puglia risaltano esempi di birrifici a vocazione sociale, dove la birra ha il sapore del riscatto ed è occasione di inserimento lavorativo.

Quasi tre anni fa, a Bari, ha inaugurato Fuori Orario: un progetto ambizioso sostenuto dal Comune, che nella palestra di una ex scuola media a San Pio ha permesso ai ragazzi di cimentarsi con la professione, tirando fuori una serie di birre che portano il nome di registi famosi come Kieślowski, Lynch e Burton. Non è un caso, dato che a tenere le fila di Fuori Orario c'è la cooperativa Get, che grazie all'Accademia del cinema ragazzi da sempre insiste in quella periferia per offrire alternative ai più giovani, nel segno della cultura e della legalità.