Orson Welles nei panni di Harry Lime nel film Il terzo uomo (1949) è lapidario sul presunto modello svizzero: «In Svizzera hanno avuto amore fraterno, 500 anni di pace e democrazia, e che cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù». Se non fosse bastato il rogo di Crans-Montana a far crollare il mito elvetico quanto a precisione nei controlli, ci ha pensato lo squallore del dopo, e cioè le fatture con cui il cantone Vallese ha chiesto alle famiglie dei ragazzi italiani ricoverati il pagamento delle cure mediche ricevute. Precisi sui conti e rendiconti, certo, come gli orologi su cui ironizzava Orson Welles, ma molto meno attenti alle regole e alle norme su locali e discoteche. I sanitari elvetici adesso si trincerano dietro l’obbligatorietà dei doveri amministrativi: inviare quelle fatture - dicono - era necessario per evitare una serie di sanzioni. E il caso diviene quasi uno scontro di mentalità, di inconciliabili visioni della vita al di là dei meri calcoli contabili e della reciprocità sanitaria (due svizzeri sono stati curati gratis al Niguarda per mesi). Dopo lo sdegno della premier Meloni anche il presidente della Regione Lombardia non ha mancato di esprimere la sua contrarietà unitamente all’assessore al Welfare Bertolaso. I due respingono «con fermezza» l’ipotesi che tali costi possano ricadere sull'Italia. «Gli svizzeri sostengono che sia la loro cassa malati a pretendere questo pagamento: benissimo, ma si rivolgano ai responsabili di quanto accaduto», aggiungono in una nota. «L’ho ribadito in ogni sede, anche durante il mio incontro a Sion: è fuori discussione - continua Bertolaso che il nostro Paese, il governo o qualsiasi altra istituzione italiana possano farsi carico delle spese derivanti da questa tragedia». L’assessore ha inoltre sottolineato che si tratta di una «questione etica: in Italia assistiamo e curiamo gratuitamente chiunque abbia bisogno di cure salvavita. Ma in questo caso- prosegue- la Svizzera ha una responsabilità gravissima. Questa tragedia non doveva accadere e non può permettersi di chiedere alcun pagamento. Deve piuttosto continuare a scusarsi e rivalersi su chi è responsabile».