Divisi sul caro energia, ma uniti come un sol uomo nell'arginare Donald Trump e i suoi attacchi scomposti all'Europa. È questa la fotografia che restituisce il summit di Nicosia, una due giorni con i leader europei riuniti sull'isola di Afrodite per fronteggiare l'emergenza energetica innescata dalla guerra in Iran. Passi avanti? Non pervenuti. Mentre suona forte e chiaro lo stop di Ursula von der Leyen alla sospensione del Patto di stabilità per far fronte alla fiammata dei prezzi di gas e carburanti, come chiesto a gran voce dall'Italia. La clausola che congela il Patto «può essere attivata solo in caso di grave deterioramento dell'economia nell'area euro o nell'Unione europea. Fortunatamente, non è la situazione in cui ci troviamo al momento», rassicura la numero 1 di Palazzo Berlaymont al termine del Consiglio informale, rilanciando la palla all'Ecofin che si riunirà il prossimo 5 maggio. Intanto però von der Leyen esorta gli Stati membri a utilizzare i fondi europei non spesi. «Se si guarda a Next Generation Eu, ai fondi di coesione e al fondo per la modernizzazione, si tratta di circa 300 miliardi di euro disponibili per investimenti nel settore energetico. Di questi - osserva - 95 miliardi non sono ancora stati utilizzati. Per questo ho invitato gli Stati membri a usarli».