La pressione diplomatica da Berlino e Londra si propaga a Bruxelles, Roma, Parigi, Varsavia ed Helsinki.
I leader europei accelerano in vista del faccia a faccia tra Donald Trump e Vladimir Putin, decisi a blindare una posizione comune già nelle prossime ore, prima che la partita si giochi sopra la testa di Kiev e dell'intero continente.
L'alleanza a sette riunitasi nel fine settimana nel Kent insieme a J.D. Vance tornerà mercoledì al tavolo - questa volta virtuale - direttamente con il tycoon, per poi proseguire in formato Volenterosi anche venerdì, nel pieno del vertice in Alaska. Un segnale della diffidenza che serpeggia tra le cancellerie, dove resta alto il timore che Washington e Mosca possano calare un accordo capestro, con concessioni territoriali e spartizioni in stile Yalta irricevibili per Kiev.
Il messaggio da scolpire per Friedrich Merz, Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Keir Starmer, Donald Tusk e Alexander Stubb, insieme a Ursula von der Leyen e agli altri leader europei, si fonda su tre pilastri: il rifiuto di qualsiasi diktat territoriale, nuove leve - comprese sanzioni più dure - per costringere Mosca ad accettare la fine delle ostilità come precondizione per i negoziati, e garanzie di sicurezza "a prova di ferro", nelle parole dell'Alta rappresentante Kaja Kallas, per il futuro dell'Ucraina. Ma a fissare il tono della diffidenza continentale ci ha pensato Londra: "Non bisogna mai fidarsi di Putin", ha scandito il portavoce di Downing Street.













