Al pari della processionaria, che per effetto dei cambiamenti climatici prolifera ormai da anni nelle pinete di media montagna, la diffusione delle zecche in praterie e boschi d'alta quota è diventato un problema con cui dalla primavera all'autunno bisogna fare i conti durante i trekking in altura. Perché può rappresentare una seria minaccia: per gli animali da compagnia, ma anche per l'uomo. Al punto che l'ente Parco Alpi Cozie ha realizzato un vero e proprio vademecum per prevenire le punture da zecche e informare gli escursionisti su come comportarsi in caso di contatto con questi parassiti.
«La zecca può trasmettere malattie agli animali e anche all'uomo. Quindi ogni contatto non va sottovalutato, ed è importante sapere come evitare o affrontare l'eventuale morso, consapevoli che gli inverni sempre meno freddi favoriscono la diffusione del parassita anche al di fuori del periodo di massima attività, tra maggio e ottobre» sottolineano gli esperti del Parco, che fin dal 2016 esegue con i veterinari dell'Università di Torino monitoraggi sul territorio che hanno evidenziato il graduale aumento della quota a cui si può incappare nelle zecche.
La malattia di Lyme, dovuta a un batterio ospite del parassita, è la patologia più diffusa in Europa ad opera di questi animali: se non identificata e curata in tempo, può portare a gravi disturbi alle articolazioni e al cuore. Occorre, dunque, prestare attenzione: «Il morso della zecca non è doloroso, e spesso non viene avvertito, ma è importante rimuovere in fretta l'animale se si viene in contatto. E rivolgersi al medico se nei giorni seguenti compaiono sintomi chiave» spiegano gli addetti ai lavori.






