Il mio primo articolo doveva essere una lettera di protesta alla redazione. È stato l’inizio di una storia
Genova – E sono centoquarant’anni. La cosa che più mi impressiona non è l’età di questo giornale, in fatto di vecchiaia ce ne sono anche di più vetusti, ma l’età della nostra relazione. Sapete da quanti anni scrivo su questo giornale? Fino a questa mattina ne avevo un’idea vaga, ricordi frammentati e confusi, poi mi sono fatto coraggio e mi sono calato nei meandri più oscuri del mio archivio e lì ho trovato la risposta, sono quarant’anni. Sì, quaranta anni, una vita; non ho idea se ci saranno mai delle nozze d’oro, ma ci sto marciando spedito. Il mio primo articolo non doveva essere un articolo ma una lettera alla redazione spezzina; era un rimprovero, bacchettavo il giornale per non aver speso una parola in ricordo di un grande personaggio, Nino, la storica maschera, custode, consigliori, del Teatro Civico, memoria della storia del teatro novecentesco, delle sue glorie e delle sue schifezze, preso da infarto mortale, vedi un po’, proprio in una poltrona del suo teatro.
Non fu pubblicata nella rubrica delle lettere ma come articolo nei commenti, e mi fu chiesto di continuare a collaborare. Erano gli anni ’80. Una nota; già che c’ero stamattina ho fatto una ricerca sul net per vedere se il leggendario Nino fosse in qualche modo presente alla memoria. Sì, ho trovato tre righe a cura, non ci crederete e neanch’io riesco a crederci, dell’Agenzia delle Entrate, e non si tratta della traccia fossile di qualche magagna tributaria, ma di un omaggio alla persona. In quegli anni ho tenuto, sempre nelle pagine spezzine, una rubrica di vario costume e scostume protetto dallo pseudonimo di Martin, il decennio dei ’90 mi ha promosso alle pagine nazionali, sempre commentando e opinionando. La mia faccia in testa alla rubrica informalmente conosciuta come omelia o predicozzo, la vedete da venticinque anni, per qualche anno vagante tra il sabato, la domenica e il lunedì, da un ventennio la domenica, il giorno giusto per le prediche. Come è stato possibile un ménage così duraturo e ostinato? Per due motivi, uno assolutamente ragionevole, uno diciamo così, romantico. Il XIX è storicamente e pervicacemente un giornale conservatore, aggiungerei logicamente, Genova lo pretende e lo rivendica il suo temperamento conservatore, a me piace pensare di non esserlo un conservatore, anche se a dire il vero dipende da cosa si vuole conservare, e più passano i miei anni e maggiormente mi applico a rimanere un teppistello radicale, eppure in quarant’anni e una decina di direttori e tre editori non una sola volta è capitato che mi si chiedesse di togliere o mettere una virgola a un mio commento.






