Che gioia rientrare da un viaggio e leggere gli arretrati
Giuseppe Conte
Genova – Oggi il giornale che entra quotidianamente in casa mia è il Secolo XIX, felice cento quarantenne che ha visto finire un secolo, un altro scorrere per intero e iniziare questo presente, ma devo dire che ho cominciato a leggerlo e a scriverci nella seconda parte della mia esistenza, anch’essa ormai abbastanza lunga. Ho passato anni importanti della giovinezza a Milano, e lì mi ero abituato a scegliere tra due altri quotidiani. Il Secolo XIX è arrivato, e lo considero un fatto quasi emblematico, più o meno quando nella mia esperienza di scrittore è arrivato il mare. E ho scelto definitivamente di abitare in riva al mare. Il quotidiano di Genova, per me che a Genova non ho mai vissuto, diventava soprattutto il quotidiano della Liguria, della terra dove era radicata la famiglia di mia madre, che contava uomini di mare, di gente che aveva navigato a vela per gli Oceani.
Diventava il quotidiano dei porti, questi inestricabili nodi di simboli che mi hanno sempre attratto e hanno sempre mosso la mia fantasia di autore. Quando vivevo prevalentemente a Nizza, il Secolo XIX lo trovavo ogni mattina a una Maison de la Presse, e la sua lettura d’un colpo mi cancellava la frontiera. Nei lunghi periodi passati in Bretagna, se il Secolo XIX mi mancava, la vista quotidiana del porto e dei ciclopici cantieri di Saint-Nazaire non poteva non farmi tornare con la mente alla grandiosa realtà portuale di Genova. Il Secolo XIX è stato sempre ed è ancora il giornale dei miei ritorni a casa. Mia moglie, lettrice fedelissima del Secolo XIX, e della sua versione cartacea, me ne conserva le copie giorno per giorno, così a ogni rientro ne trovo la pila sulla mia poltrona, pronte per la lettura. Posso tornare da Los Angeles o da New Delhi, eccomi di nuovo di fronte alla politica italiana, che così spesso mi indigna, alla cultura, alla cronaca, anche quella minima del mio Ponente. Mi soffermo sempre un po’ anche sulle pagine di Economia & Marittimo, che nessun altro giornale che io conosca possiede, e che, nonostante io sappia molto poco di shipping, di broker, di noli, di teu, mi attraggono perché hanno il mare per protagonista. Per questo di recente ho salutato con vero interesse il supplemento Blue Economy, che rafforza il rapporto tra il quotidiano e il lavoro e la civiltà del mare. Quella civiltà del mare che nei secoli ha fatto grande Genova, e che dall’inizio della nostra civiltà, da Atene, è garanzia di libertà e di democrazia.






