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Ultimo aggiornamento: 8:45
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Il 25 aprile dei più giovani, ma non solo, non passa più dalle cerimonie ufficiali. Tra scuole, collettivi, università e associazioni, la Liberazione smette di essere una ricorrenza e diventa una presa di posizione sul presente: contro la guerra, contro il riarmo, contro una certa idea di mondo. A Roma, il corteo di Roma est del 25 aprile si muove esplicitamente su questi punti. “Lo spirito di quest’anno è contro la guerra, come l’anno scorso. Ma stavolta è più forte”, spiega al Ilfattoquotidiano.it Alessia Pontoriero del Comitato 25 aprile Roma Est. “Il corteo ha un doppio obiettivo: esprimere contrarietà alle guerre in corso e raccontare il ruolo dei nostri Paesi. Dopo la pandemia vediamo una deriva sempre più autoritaria, che si riflette anche sul piano internazionale”. La guerra, raccontano, non è qualcosa di lontano. “A pochi chilometri da Roma ci sono industrie delle armi. Pensiamo, ad esempio, a ciò che sta accadendo ad Anagni, con la riconversione di una fabbrica in produzione di esplosivi. Spostare risorse sull’industria bellica significa sottrarle ai bisogni delle persone”. Da qui l’idea di un 25 aprile che non si limiti alla commemorazione: “O ci rassegniamo a quello che vediamo oppure resistiamo, anche attraverso i cortei”. Nel racconto del 25 aprile dei romani, la parola chiave è proprio “resistenza”, ma declinata al presente: “Il 25 aprile è anche la nostra resistenza quotidiana: dagli ambulatori popolari ai doposcuola popolari. È anche così che recuperiamo la memoria e la attualizziamo”. Un lavoro che passa anche dalle scuole: “Abbiamo fatto iniziative nelle scuole di Centocelle e del quadrante est insieme all’Anpi, per raccontare la Resistenza dei quartieri e collegarla a ciò che accade oggi, anche su scala globale”.
















