Sono vent’anni che il centro-sinistra non vince più elezioni politiche, un ciclo negativo tra i più duraturi in Europa e Massimo D’Alema artefice assieme a Romano Prodi degli unici successi dei progressisti nel dopoguerra, mette in guardia dai recenti ottimismi e indica tre percorsi poco battuti nella discussione pubblica: «La prima risposta deve essere un dialogo con la società per individuare idee e un programma che non siano soltanto un elenco di provvedimenti. Occorre una grande Costituente per l’alternativa che si rivolga alla maggioranza degli italiani che hanno voluto dire no anche a questo governo». Secondo percorso, allargare gli interlocutori della coalizione: «C’è un elettorato moderato in sofferenza, come dimostra la vicenda di Forza Italia. Una cosa era un centrodestra dominato da Berlusconi che sdoganava l’estrema destra, ora siamo ai post-fascisti che stanno “sdoganando” Forza Italia. Gli elettori moderati si ritrovano a rimorchio dell’ideologia Maga». Le Primarie? «Con l’attuale legge elettorale è nelle elezioni che si misura il consenso di ciascun partito e di ciascun leader: queste sono le Primarie». In questi giorni Massimo D’Alema, su invito del presidente del Brasile Luiz Inácio Lula, partecipa al congresso del Partido dos Trabalhadores che chiede al suo leader di ricandidarsi alla guida del Paese. Lula è reduce dal Forum di Barcellona dove si sono ritrovate personalità di sinistra di tutto il mondo: queste occasioni, oltre a riscaldare i cuori, a cosa possono servire? «È stato un momento importante che ha segnato una ripresa di collaborazione internazionale tra le forze progressiste, ma anche il segno che può esserci una reazione democratica, al di là dei progressisti, a questo mondo Maga che rappresenta il nuovo volto di una destra pericolosa, che cerca una rivincita contro la globalizzazione dopo la caduta dell’illusione che nel mondo globale avrebbe trionfato l’egemonia dell’Occidente. Invece la globalizzazione ha rafforzato nuovi protagonisti, Cina, India e Africa, come era forse prevedibile. Ma questo spirito revanscista è pericoloso: è stato il brodo di coltura dei fascismi dopo la prima guerra mondiale. La sinistra ha perduto perché è stata partecipe della illusione di un’autoregolamentazione dei mercati, di un neoliberismo senza la politica. Noi dobbiamo opporre un’altra idea della politica. Lo ha spiegato Lula: la destra può essere sconfitta con la democrazia e il multilateralismo aperto ai Paesi emergenti».