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24 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 15:28

Dopo la sconfitta nel referendum costituzionale, un’altra tegola è caduta in testa al governo Meloni. Eurostat ha sancito che non possiamo uscire anticipatamente dalla procedura europea di deficit eccessivo perché il debito annuale ha superato nel 2025, anche se di poco, il limite europeo del 3%, attestandosi al 3,1%. Viene in mente il motto dell’asso si coppe: per un punto Martin perse la cappa. Ma qui non giochiamo a briscola o a scopa, essendo la posta ben diversa.

Generosamente la premier ha scaricato la responsabilità del piccolo, ma significativo, disastro contabile, perché di questo di tratta, sulla sorte maligna e sull’ex-premier Conte, salvando stranamente Mario Draghi. Sulla sorte, perché ha osservato come negli anni precedenti i calcoli preliminari dell’Istat avevano sempre sottostimato la crescita del Pil, e sperava anche quest’anno in un piccolo colpo di fortuna finale, che non si è verificato. Poi, scendendo nella polemica politica, la croce della responsabilità è sempre buttata sulle spalle del governo Conte, reo con il suo super bonus edilizio di aver appesantito le finanze pubbliche, tesi peraltro tutta da dimostrare, anche se quel premio edilizio aveva cento e uno difetti. La premier però ha la memoria corta perché, per raggiungere il risultato europeo, sarebbe stato sufficiente spostare, per prudenza, di un anno la riduzione dell’aliquota Irpef che è costata tre miliardi, quando per rientrare dalla procedura di deficit eccessivo ne bastava uno. Un errore contabile fatale, quanto evitabile.