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30 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 7:55

Ad ogni fine estate, in preparazione della legge di bilancio, assistiamo al risveglio del Minotauro del populismo fiscale. Anche il 2025 non sembra fare eccezione. La richiesta del ceto politico, succube della bestia populista, è sempre la stessa: adoperare la finanza pubblica, in particolare il debito pubblico, per catturare e consolidare il consenso elettorale.

Non importa che oramai il nostro debito pubblico sia saldamente il secondo al mondo tra i paesi industrializzati (salito con Meloni al 138% del Pil) e nemmeno che dobbiamo rispettare le clausole restrittive del nuovo Patto di Stabilità. Qualcosa bisogna dare in pasto all’orribile bestia per saziarne l’appetito. Ogni tanto il ministro del Mef, Giorgetti-don Abbondio, interviene per dire la sua e invitare alla prudenza, ma viene subito zittito in malo modo dai Tajani di turno.