Ogni 25 Aprile portiamo con noi il peso e il privilegio di stare in piedi su una data. Non è soltanto storia: è la pietra su cui sono costruiti la nostra libertà, il nostro diritto allo studio, la nostra stessa università. C’è una Resistenza che non ha imbracciato fucili. Ha usato le mani per nascondere dipinti, le parole per tenere aperte le aule, l’intelligenza per sottrarre alla distruzione ciò che un popolo aveva edificato in secoli di civiltà. Perché il totalitarismo non colpisce soltanto i corpi: colpisce le biblioteche, i musei, le università. Vuole disarmare lo spirito prima ancora che le braccia. Nel settembre del 1939, mentre Adolf Hitler invade la Polonia, un giovane storico dell’arte di trent’anni arriva a Urbino. Si chiama Pasquale Rotondi ed è appena stato nominato soprintendente alle Gallerie delle Marche.
Nei mesi successivi riempie la Rocca di Sassocorvaro di capolavori: Giorgione, Piero della Francesca, Tiziano, Raffaello. Alla fine della guerra saranno custodite lì 7mila 821 opere, al sicuro dai nazisti e dai bombardamenti. Lavorò nella massima segretezza, rischiando la vita ogni giorno. Non lo fece per gloria: la vicenda restò nell’ombra per quarant’anni. Lo fece perché credeva che la bellezza fosse un bene comune che nessuna guerra ha il diritto di cancellare. A Milano, Fernanda Wittgens — prima donna italiana a dirigere un grande museo pubblico — lavorò giorno e notte per mettere in salvo i capolavori della Pinacoteca di Brera. Quando nell’agosto del 1943 le bombe distrussero 24 sale su 36, quelle sale erano vuote. Ma Wittgens non si fermò all’arte: usò il suo prestigio per aiutare ebrei perseguitati a fuggire in Svizzera. Tradita, fu arrestata e rinchiusa a San Vittore. Uscì il 24 aprile 1945, un giorno prima della Liberazione. Per lei, come per tanti di quella generazione, la neutralità di fronte al male non era mai stata una scelta. Il 1° dicembre 1943 Concetto Marchesi — rettore dell’Università di Padova, latinista di fama europea — lasciò la carica con un appello destinato a restare nella storia: «Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra patria. Voi dovete rifare la storia d’Italia.»











