Più di 180 segnalazioni di attrezzi da pesca dispersi, 156 attrezzi rimossi, oltre 22 tonnellate di attrezzi recuperati. Reti da pesca, reti a strascico, nasse e palangari, individuati a profondità tra 8 e 40 metri. Attrezzi da lavoro che dopo essere stati persi, non erano stati recuperati, oppure erano stati buttati in mare perché danneggiati e nel tempo sono diventati rifiuti. Dimenticati fino a trasformarsi in “fantasmi” di plastica, una delle minacce più insidiose per gli ecosistemi marini. Per affrontare il problema l’Italia è coinvolta in diversi progetti europei del programma LIFE Natura e Biodiversità, tra cui “Strong Sea LIFE”, coordinato da Ispra, i cui risultati sono stati presentati in occasione della Giornata mondiale della Terra. Un viaggio durato cinque anni – in cui sono state recuperate appunto 22 tonnellate di attrezzi – raccontato in un documentario “The Phantom catch. Il grande problema delle reti fantasma”, diretto da Igor D’India.

“Il documentario non rappresenta soltanto un momento di grande valore per la comunità scientifica, ma anche un incentivo per le giovani generazioni a prendersi cura dell’ambiente marino”, ha spiegato Maria Alessandra Gallone, presidente Ispra e Snpa. L’idea di chi ha partecipato al lungo reportage girato in Italia è che il documentario possa sensibilizzare a seguire buone pratiche in mare. Anche un documentario potrebbe infatti contribuire a ridurre la dispersione delle reti da pesca e degli attrezzi.