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24 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 8:30
Amal Khalil, uccisa ieri a Tiri, era una giornalista di Al-Akhbar. Ali Shoeib era accusato di essere un “facilitatore di Hezbollah“. Da anni Avichay Adraee lo prendeva di mira nei sui post su X. L’ultima volta il 18 marzo quando pubblicando alcuni filmati in cui le Idf colpiscono e distruggono obiettivi militari, il portavoce dell’esercito israeliano aveva messo in chiaro: “Ecco come diamo la caccia agli elementi di Hezbollah nel Libano meridionale, Ali Shoeib!”. Il 28 marzo il cronista della tv Al-Manar è stato ucciso insieme a Fatima Ftouni, reporter della tv Al Mayadeen, e al fratello di lei Mohamad, fotoreporter. Hanno tutti in comune un’altra cosa, oltre al fatto di essere stati 4 degli 8 professionisti dell’informazione “eliminati” dalle Israel Defense Forces dall’inizio della guerra in Libano e Iran: lavoravano per media che Tel Aviv considera “portavoci” del Partito di Dio.
Shoeib era il corrispondente per il sud del Libano per Al-Manar, considerata l’emittente televisiva ufficiale di Hezbollah, fondata nel 1990 e sottoposta a sanzioni dagli Stati Uniti dal 2006. “Tra le varie piattaforme – riferisce un report del 31 marzo Alma Research and Education Center, think tank vicino all’intelligence militare israeliana -, è quella che mantiene i legami diretti più stretti con Hezbollah. Sulla homepage di Al-Manar, il tema centrale e costante è Hezbollah, insieme alla continua copertura dell”asse della resistenza‘ (l’alleanza tra Iran, Hezbollah, Houthi nello Yemen, milizie sciite in Iraq, Hamas a Gaza e un tempo il regime di Assad in Siria, ndr) con un marchio inequivocabilmente filo-Hezbollah”.









