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Ultimo aggiornamento: 17:10
Sembrava un “semplice” atto di sadismo, quello nel messaggio Whatsapp che Amal Khalil, giornalista di Al Akhbar, aveva ricevuto quasi due anni fa, a settembre 2024, da un numero israeliano, riconducibile al podcaster Gal Gideon Ben Avraham, che dirige un canale Youtube sul Medioriente ed è stato spesso ospite di trasmissioni su Channel 14, emittente vicina al governo. Uno dei tanti messaggi che i giornalisti libanesi che operano nel sud del Paese hanno ricevuto in questi due anni, soprattutto gli operatori di Al Manar e Al Mayadeen, il primo affiliato ed il secondo solidale con la narrativa geopolitica di Hezbollah. Proprio come Al Akhbar, che però a differenza dei primi due ha un orientamento del tutto laico e progressista, attento in particolare ai temi della giustizia sociale e dei diritti civili.
“Ok, cara. Ti stai muovendo da un villaggio all’altro, ma non sei ancora stata in ospedali o funerali a sufficienza. Ci sono molto dolore e tristezza dietro a quel sorriso che provi a mostrare su Twitter. Vediamo quale sarà la tua risposta. La tua casa è ancora in piedi, Anisa (compagna, ndr)? Lo spero”, gli aveva scritto il podcaster. Che poi aveva continuato: “Sappiamo dove ti trovi e ti raggiungeremo a tempo debito. Anche se per noi non sei importante, alla fine faremo le nostre considerazioni. Ti suggerisco di trasferirti in Qatar o da qualche altra parte, se vuoi che la tua testa rimanga collegata alle tue spalle”, diceva Ben Avraham che si descrive come un ex sergente delle Idf che “continua ad aiutare l’intelligence israeliana”.








