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Tra le fatture conteggiate ci sono anche quelle dei furbetti, già contestate

La notizia economica della settimana è stata la quantificazione del deficit (la differenza tra entrate fiscali e spese pubbliche) 2025 oltre il limite del 3%, che per la Commissione Ue impedisce l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione. Un’uscita che – a grandi linee - permetterebbe al governo di avere più flessibilità nelle tasse e nella spesa pubblica. Il punto è che, per la prima volta, il mancato obiettivo del 3% suona un po’ come una beffa.

Eurostat ha confermato il dato Istat del 3 aprile di un disavanzo pari a 69,381, che calcolato sul Pil (2.259 miliardi nel 2025) pesa per il 3,07%. E si arrotonda al 3,1%. Stare sotto al 3% era dunque una questione di una manciata di milioni. Quindi non siamo di fronte a una spesa pubblica fuori controllo.