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Recuperati 1,5 miliardi per i bonus. Transizione 5.0, soddisfatte le imprese. Foti ammette: "Fatti sacrifici". Via XX Settembre deve mediare con Bruxelles
Giancarlo Giorgetti si muove su un crinale sempre più stretto, tra le richieste delle imprese, le tensioni internazionali e la rigidità europea sui conti pubblici. Il caso Transizione 5.0 è solo l'ultimo segnale di una linea prudenziale che al ministero dell'Economia viene letta come necessaria, ma che nel mondo produttivo e nelle opposizioni viene interpretata come l'anticamera di una nuova stagione di austerità.
La vicenda del piano per gli investimenti verdi e digitali racconta bene il clima. Dopo giorni di tensione e proteste, il governo ha trovato una soluzione ripristinando i fondi per le circa 7mila domande del 2025 rimaste sospese e portando le risorse complessive a 1,5 miliardi, con un credito d'imposta al 90%. Una retromarcia che il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha difeso spiegando che "abbiamo fatto il massimo sforzo possibile". Anche il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha cercato di rassicurare, sostenendo che "gli imprenditori continueranno a fidarsi delle istituzioni". Dietro il compromesso, però, resta il nodo delle coperture e soprattutto la linea del Tesoro, che aveva inizialmente difeso il ridimensionamento degli incentivi.






