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L'Italia ha già fatto i compiti a casa. E li ha fatti meglio di quanto molti prevedessero e, soprattutto, sperassero. Giorgetti lo ripete da settimane: i dati definitivi consentono già oggi di dimostrare che il rapporto deficit/Pil può scendere sotto la soglia del 3%

C'è una categoria del giornalismo italiano che riesce nell'impresa di smentire se stessa nel giro di pochi giorni senza provare il minimo imbarazzo. Fino a ieri l'uscita anticipata dell'Italia dalla procedura Ue per deficit eccessivo veniva trattata come una fisima propagandistica del governo e del Giornale: una battaglia «sul decimale», un esercizio contabile buono per alimentare il sovranismo da talk show. Guai a sostenere che quel passaggio fosse decisivo per consolidare la credibilità finanziaria del Paese e restituire margini di manovra alla politica economica in un momento delicato per l'economia europea. No: secondo i sacerdoti dell'ortodossia eurocratica, lo 0,1% era irrilevante, quasi ridicolo. E chi osava contestare l'incaponimento burocratico dell'Istat o ricordare che la Ragioneria dello Stato aveva già fornito numeri diversi e più aggiornati veniva trattato come un pericoloso bestemmiatore dei dogmi statistici di Bruxelles.