“Il vino utilizzato nella celebrazione del santo sacrificio eucaristico deve essere naturale, del frutto della vite, genuino, non alterato, né commisto a sostanze estranee. È assolutamente vietato usare del vino, sulla cui genuinità e provenienza ci sia dubbio”. Così l'Istruzione "Redemptionis Sacramentum" regola il vino che deve essere impiegato durante le funzioni religiose. La purezza del vino è imprescindibile in quanto, al momento della consacrazione, questo si trasforma in sangue di Cristo. Per rispondere a questo dogma sono nati i “vini da messa”, piccole produzioni da uve coltivate senza uso di sostanze chimiche e vinificate senza interventi artificiali.
In Toscana, a San Casciano Val di Pesa, in provincia di Firenze, c’è Pieve di Campoli che applica questi principi per tutta la sua produzione. “L’azienda – sottolinea don Giuliano Landini, presidente dell’Istituto Diocesani per il Sostentamento del Clero di Firenze - è attenta in tutte le fasi a mantenere presenti quei valori che sono alla base del proprio lavoro, primo fra tutti il rispetto consapevole per la terra. Pieve di Campoli promuove la propria identità e vocazione aggiungendo valore e bellezza alla sua attività oleovinicola per favorire processi virtuosi e sostenibili come esplicitati nell’enciclica “Laudato si”. In questo, di particolare importanza anche la collaborazione con le aziende agricole degli altri Istituti diocesani d’Italia e con l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che sperimenta da noi forme di analisi e processi migliorativi”.






